Israel-Premier Tech, dal 2026 tolto “Israel” dal nome? Il proprietario smentisce, uno dei DS: “Potremmo non utilizzarlo sulle maglie in Spagna”

Continua a tenere banco la questione Israel-Premier Tech. Attorno alla formazione israeliana, al centro delle proteste già al Giro d’Italia e al Tour de France, ma soprattutto in questi giorni alla Vuelta a España, non c’è sicuramente un’atmosfera serena, con corridori e staff che hanno ammesso di avere paura a causa delle manifestazioni e degli insulti e delle minacce ricevute. Anche per questo motivo, nelle scorse ore il quotidiano belga Le Soir aveva riportato la notizia che, dal prossimo anno, la squadra avrebbe tolto la parola “Israel” dal proprio nome, tenendo solo “Premier Tech”, tuttavia la notizia è stata subito smentita dal proprietario della squadra, l’imprenditore israelo-canadese Sylvan Adams.
“Fake news. Non correremo mai senza il nome Israel“, le parole di Adams, riportate da Sport 5, che a proposito alle proteste degli ultimi giorni ha dichiarato: “Abbiamo trascorso due giorni estremamente difficili nei Paesi Baschi. La regione è nota per essere una roccaforte di attivisti di estrema sinistra e separatisti che amano protestare. Non sono certo nostri amici. Vi ricordo che negli anni ’60 e ’70 l’organizzazione clandestina basca ETA era attiva e aveva stretto un’alleanza con l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ndr). Non siamo rimasti sorpresi da questa accoglienza ostile, eppure non ho mai visto nulla di simile in una gara ciclistica. Un numero enorme e sproporzionato di bandiere e cartelli a favore della Palestina e contro lo Stato di Israele e un’enorme quantità di odio”.
Riguardo alle richieste arrivate da più parti di far ritirare la squadra dalla corsa, il 66enne ha invece aggiunto: “Anche l’amministratore delegato di ASO, Jan Le Monner, ha chiesto di ritirare la squadra dalla gara, ma io ho risposto che non lo avrei fatto. Se ci arrendiamo, non sarà solo la fine della nostra squadra, ma di tutte le altre squadre. Domani manifesteranno contro la Bahrain, l’UAE e l’Astana. Non c’è fine ai boicottaggi. Ho detto loro che avevano torto e che avevamo il diritto di restare. Ho anche ricevuto un sostegno schiacciante dal presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, David Lappartient“.
Nelle stesse ore, a parlare della situazione è stato uno dei direttori sportivi del team, Eric Van Lancker, non presente al seguito della squadra nel GT spagnolo: “Ieri sera ho parlato con il nostro direttore sportivo alla Vuelta – ha dichiarato il belga al programma De Ochtend – Lui, e soprattutto i corridori, hanno paura. Sono in bici e non si sa mai cosa potrebbe succedere. Lo staff e il personale sono in auto. Hanno un po’ di protezione, ma i corridori sono decisamente spaventati. Ogni sera parliamo molto con loro. Non c’è molto altro che si possa fare. All’inizio e alla fine della tappa c’è anche un’importante scorta di polizia, sia in divisa che in borghese, ma un agente non può stare con ogni corridore durante la gara… Devo dire che l’organizzazione della Vuelta fa molto per proteggere la squadra”.
“Abbiamo già avuto proteste in passato, anche durante le gare in Belgio, ma erano per lo più proteste silenziose – ha aggiunto Van Lancker – Ognuno ha diritto alla propria opinione, ma quello che sta succedendo ora è davvero estremo. Speriamo che la situazione cambi e che non sia violenta come ieri (mercoledì, ndr). Se la squadra si fermasse, le proteste continuerebbero, credo. Abbiamo anche altre gare da correre fino alla fine della stagione. Non credo che sia una soluzione”.
Il direttore sportivo non esclude che alcuni corridori del team stiano pensando di ritirarsi dalla corsa: “Personalmente non ne ho ancora sentito parlare, ma immagino che alcuni di loro lo stiano prendendo in considerazione. Penso che la squadra darebbe la possibilità di scegliere a un corridore che non ce la fa più e lo lascerebbe tornare a casa“.
Se Adams ha escluso la possibilità di togliere “Israel” dal nome della squadra, Van Lancker ammette che è una possibilità a cui si sta pensando, quantomeno in Spagna. Del resto, i corridori già si allenano con maglie neutre: “La maggior parte di loro si allena con quelle […] Si sta valutando la possibilità di non utilizzare più la scritta “Israel” sulle maglie in Spagna. Dallo scorso anno, inoltre, la scritta “Israel” non compare più nemmeno sulle auto”.
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